Come sviluppare una comunicazione innovativa? Un bianconiglio chiamato storytelling. | Gellify

Come sviluppare una comunicazione innovativa? Un bianconiglio chiamato storytelling.

Le storie sono al centro delle nostre preferenze, per questo motivo la narrazione d’impresa va considerata uno strumento strategico. Perchè una narrazione funzioni, è indispensabile il coinvolgimento dei sentimenti più profondi delle persone.

Qual’è l’ingrediente magico quindi? C’è un linguaggio che stimola l’immaginario più di altri e ci fa accedere al Paese delle Meraviglie: è il linguaggio delle arti.

Le persone cercano storie, si nutrono di storie, perfino i più utilizzati social network si stanno rinnovando sempre di più nella direzione di fungere da contenitori di racconti, perché è nelle impalcature della narrazione che si annidano le nostre identità, le nostre relazioni e di conseguenza le nostre scelte

Nel flusso di comunicazione costante che domina le nostre esistenze, soprattutto sui canali digital, la ricerca di modalità di comunicazione non convenzionale assume un ruolo chiave per permettere al messaggio di uscire dall’elettrocardiogramma piatto del feed di trasmissione.  Quello che possiamo fare è individuare gli strumenti che facciano la differenza rispetto ai modelli del passato, adottare una prospettiva nuova nell’elaborazione dei contenuti, arrivare a nuove soluzioni sperimentali, da rendere poi un metodo solido e sicuro. Come nelle migliori storie, quindi, partiamo dal protagonista: il consumatore contemporaneo. Egli va a considerato un individuo a 360° più che un semplice decisore d’acquisto. Soprattutto, è un consumatore sempre più simmetrico all’impresa: ha mille modi -dai mass media ai social network- per trasformarsi, scegliere, aderire, orientarsi tra mille proposte diverse.

Storytelling: lo strumento tra narrazione primordiale ed innovazione.

Nella favola di Alice nel Paese delle Meraviglie l’apparizione del coniglio bianco rappresenta un elemento rottura nel pattern della narrazione. Guidandola oltre lo specchio della cultura europea e portandola in un mondo potente e ancestrale, fatto di forze primordiali, le permette di guardare con occhi nuovi il presente. Allo stesso modo possiamo considerare lo storytelling uno strumento primordiale ma in grado di guidarci verso l’innovazione comunicativa: occhi nuovi per narrare il presente e raggiungere il consumatore.) Sfatando il mito che vede la pratica dello storytelling come un ‘trend’ degli ultimi anni, una sorta di etichetta che si scolla molto facilmente da operazioni di marketing senza struttura, riabilitiamolo invece alla sua definizione: l’insieme di quelle tecniche di narrazione che definiscono il funzionamento delle piccole e grandi storie e degli effetti hanno su di noi, dei bisogni cui rispondono. Possiamo considerarlo alla stregua di una vera e propria tecnologia per la costruzione e trasmissione di senso, di valori, di identità.

La nostra attività narrativa è continua e inconsapevole ma è quella che ci permette di trovare senso nelle cose che ci circondano ci insegna ad avere a che fare con l’immaginario, l’errore, la sorpresa, il possibile che deve ancora accadere.

Non è forse attraverso le storie, i modelli narrativi della favola, che, durante la nostra infanzia, abbiamo appreso e fatto nostri molti dei valori cui siamo tutt’oggi ancorati?

Il potere della narrazione ci accompagna fin da bambini, le storie sono gli strumenti che consentono di consolidare i valori attraverso un meccanismo che si basa sulla capacità di far ricordare, l’attivazione della memoria emozionale. Il nostro stesso modo di vivere, anche da adulti, è narrativo: rappresenta il come organizziamo e gestiamo l’esperienza, la rendiamo apprendimento, ricordo, guida per immaginare il futuro e strumento di innovazione. In quest’ottica lo storytelling diventa uno degli strumenti più innovativi ed efficaci in tema di governance della creazione di senso. Sono proprio le storie, infatti il metodo attraverso cui le imprese possono costruire e cominciare all’esterno senso e valore; una storia si tramanda, crea empatia, si ricorda, insegna, promuove valori, arricchisce.

Storie raccontate con i linguaggi dell’arte: emozioni d’acquisto.

Il comportamento degli individui sfugge a modelli di pura razionalità, essendo sistematicamente composto di processi emotivi ed affettivi. Attraverso il linguaggio di tutte le arti e le reazioni che esse generano nelle persone, si cerca di comprendere appieno i bisogni, i desideri e le aspettative creando forme di marketing e comunicazione affini ai sentimenti e alle emozioni, raggiungendo quindi il coinvolgimento. Nel passaggio epocale che stiamo attraversando, l’arte, più di tutte le discipline, ha sviluppato le inclinazioni più relazionali, tanto raggiungere uno stato gassoso, non limitato alla creazione di opere, ma aperto a generare esperienze. E’ proprio nell’arte, quindi, che possiamo trovare i processi narrativi da assumere come fonte di innovazione e creatività.

Il marketing e la comunicazione aziendali si uniscono sempre più frequentemente alle forme artistiche con l’obbiettivo di generare empatia, dunque condivisione.

Ignasi Monreal – Digital Artist – per Gucci S/S 2018

 

Un articolo di Anna Bruscia, Service Designer & Strategist @GELLIFY

 

Tutte le aziende hanno una storia da raccontare e le persone ricorderanno quella che racconterai loro in modo autentico, avvicinandoti al mondo dell’arte e dei valori condivisi e dimenticando numeri e spreadsheet.

Qual è la storia che il tuo brand può raccontare? 

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