Nelle organizzazioni tutto è diventato ‘Agile’. L’Agile sta uscendo dalla pratica di un gruppo specifico all’interno dell’azienda e diventa ogni giorno di più un principio ispiratore anche al di fuori della comunità delle ‘tech people’.

Delle sfide che vanno affrontate per beneficiare su una scala più ampia di questa rivoluzione metodologica si discuterà ad “EXPLORE – The Future of Work” durante il workshop di Gianluigi Martina, Managing Partner GELLIFY che ha sviluppato negli ultimi 15 anni una profonda esperienza nel mondo IT e in particolare del software dedicato ai sistemi di supporto e alle decisioni per grandi aziende.

Abbiamo incontrato Gianluigi per farci raccontare qualche anteprima.

Gianlugi Martina

1. Perché e come nascono originariamente le metodologie agile all’interno delle organizzazioni?

La cosa interessante è che stiamo parlando di una metodologia che ormai ha quasi 20 anni di storia. Quindi partiamo dal presupposto importante che non è più un approccio “moderno” in senso stretto bensì uno standard maturo e consolidato.

Il punto di partenza è legato al livello di complessità sempre più elevato dei progetti tecnologici che rende molto complesso avere una comprensione ampia e chiara dei prodotti che si vogliono realizzare.

Aggiungiamoci il fatto che ci troviamo di fronte ad un mercato in rapida evoluzione e sempre più esigente ed ecco che metodologie più classiche di fronte a questo scenario cominciano a mostrare segni di cedimento…

L’esigenza sempre più forte è di immettere velocemente i prodotti sul mercato con una logica di evoluzione di prodotto rapida e in grado di reagire con immediatezza alle reazioni che influenzano il risultato finale.

L’Agile nasce proprio per rispondere a questa necessità.

2. Come mai queste metodologie si sono ormai diffuse su larga scala e non riguardano più solo le figure tecnologiche?

Nell’era della tecnologia sempre più pervasiva e della velocità di pensiero, (di comunicazione) e di azione, è sempre più evidente che il valore principale di un’azienda di successo (startup o consolidata) è la sua capacità di reagire ai cambiamenti.

I cambiamenti di cui parliamo possono provenire da una molteplicità di input interni ed esterni e non investono mai solo un’area aziendale.

Sono piuttosto cambiamenti a cui tutta l’azienda deve essere pronta a reagire, valutando e scegliendo la strategia più opportuna.

In quest’ottica la metodologia Agile si è chiaramente mostrata come una possibile soluzione, essendo la reattività al cambiamento uno dei valori fondanti, ed è pian piano uscita dagli open-space affollati delle factory di prodotto per diventare un riferimento generale, in certi casi una ‘moda’ e in altri una necessità.

Ovviamente con il successo arrivano anche le contraddizioni, oramai qualunque iniziativa deve essere “agile” e non si nega uno stand-up meeting a nessuno, ma spesso al di là della comunicazione c’è pochissima sostanza e si finisce per svuotare il senso stesso delle parole e della filosofia Agile.

3. In cosa consistono queste metodologie nel concreto?

Partiamo dal presupposto che l’Agile non è una metodologia bensì una filosofia. È di fatto un manifesto che espone dei principi di base.

Sotto il grande ombrello Agile si sono poi sviluppati negli anni varie metodologie che hanno declinato operativamente i principi Agile (come Scrum o XP o Kamban…).

L’obiettivo di fondo è gestire la vita di un prodotto / progetto tecnologico senza le rigidità e le contraddizioni che il modello classico ‘waterfall’ ha sempre evidenziato: distanza fra la visione e la realizzazione, scarsa qualità, difficoltà a reagire a nuovi input / priorità e in generale ad adattarsi al cambiamento continuo nel quale viviamo.

A prescindere dalla metodologia scelta (che rimane una scelta comunque molto importante…), la scintilla comune fra tutte è guidare il team nello scomporre il problema che ha di fronte e nel valutarlo in relazione alle altre priorità aziendali, con l’obiettivo di evitare di dedicare tempo – distraendolo da altre mansioni – ad attività il cui valore non è ben definito.

4. Quali sono oggi le principali sfide organizzative ad esse collegate?

Sicuramente la principale sfida è quella di far comprendere fin da subito i benefici del processo a tutta l’azienda, in modo da creare una cultura aziendale che lo sostenga e eviti di creare ostacoli (seppur inconsapevoli) al suo naturale sviluppo.

Altra sfida importante è quella di non fermarsi ad un’applicazione “didattica” dell’Agile, bensì declinare il modello alle specificità aziendali in modo da permettere al team di affrontare tutte le situazioni di progetto tipiche della propria azienda.

5. Quali sono gli effetti secondari dell’Agile che il tuo WS mirerà a neutralizzare?

Come sempre, anche nel caso dell’Agile un’unica metodologia non garantisce da sola il risultato. Come nelle migliori “filosofie” il mondo dell’Agile ha sviluppato delle vere e proprie squadre di “fan”, di agitatori entusiasti e di liturgie, ortodossie ed eterodossie in continuo scontro…

Un’applicazione didattica dell’Agile e quindi poco declinata sulla realtà aziendale può creare degli effetti collaterali anche gravi, magari travestendo la metodologia waterfall con una parvenza di Agile, per cui cominciano a comparire in ufficio lavagne, post-it e carte da planning poker, ma di fatto la sostanza non cambia…

Si possono poi arrivare ad avere effetti collaterali anche più gravi, come rifugiarsi dietro l’Agile per prendere impegni a lungo termine, per non garantire dei risultati certi, oppure rendere così autonomo il team di lavoro da renderlo fin troppo distaccato e poco concreto.

Il nostro obiettivo sarà quello di ‘sfatare’ alcuni di questi falsi miti e aggredire il tema dal punto di vista di un manager d’azienda (CTO, CIO, Product Owner, Product Manager, etc etc), che magari ha iniziato a confrontarsi con la propria esperienza diretta, ma è ancora confuso fra le luci e le ombre che questo tema scatena.

6. Cosa avranno imparato i partecipanti al tuo WS una volta concluso EXPLORE?

Per prima cosa ci aspettiamo che imparino cosa NON deve essere fatto in un contesto Agile per evitare di cadere negli effetti collaterali di cui abbiamo discusso prima.

Ci auguriamo che i partecipanti tornino in azienda con le idee più chiare di come affrontare snodi importanti nel ciclo di vita della realizzazione di un’idea.

Coinvolgeremo i partecipanti nell’analisi di un progetto ideale, descrivendone le caratteristiche principali e gli strumenti fondamentali da utilizzare per eseguire con successo questa fase critica di progetto, arrivando alla definizione di una roadmap di prodotto.

Infine individueremo le classiche problematiche in fase di esecuzione di un progetto Agile, dibattendo con i partecipanti su quali siano le più moderne correnti di pensiero su queste tematiche.

Tutto questo sarà svolto in una modalità molto concreta, lasciando ai partecipanti tool e modelli “certificati” GELLIFY, basati su anni di esperienza e di raffinamenti (e di errori…) nell’applicazione quotidiana di queste metodologie.

7. Chi, secondo te, non dovrebbe proprio mancare? 

Sicuramente chi crede nell’Agile e vorrebbe avere degli strumenti per spingere la propria organizzazione nella direzione giusta. Chi, come Manager, si è già imbattuto nei limiti dell’adozione dell’Agile in azienda ed intende comprendere come renderla davvero efficace. Chi vorrebbe conoscere le nuove tendenze e ottenere spunti pratici, es. metodologie SAFe, long term agile planning.

Vi aspetto al workshop per svelarvi di più!

Condividi su: